VIAGGI NEL TEMPO - CORNOVAGLIA

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La Cornovaglia evoca da sempre in noi italiani paesaggi aspri, ai confini delle terre emerse, scogliere a picco sul mare, battute dal vento incessante da Ovest e percosse da onde possenti. Scogliere che arrivano dopo prati e basse boscaglie percorse solo da occasionali viandanti e pony allo stato brado, dove ai rari viandanti capita di imbattersi solo in case di campagna isolate e vecchie locande.

Piccoli borghi di pescatori, immutabili e immutati da innumerevoli generazioni, e ville vittoriane frequentate a suo tempo da malinconici personaggi in temporanea fuga dalla frenetica e mondana Londra, stile Virginia Woolf, ma ora malinconicamente abbandonate, o abitate solo da anziani servitori che attendono da anni, ma inutilmente, i padroni.

Non c'è dubbio che qualcosa del genere si possa trovare anche nella Cornovaglia attuale, ma occorre cercarlo con una buona dose di pazienza. Il turista occasionale potrebbe più probabilmente finire dentro una nuova Cornovaglia globalizzata, molto diversa da quella che si attendeva.

 

 

 

Arrivarci

Il primo impatto potrebbe essere rappresentato dalla strada per arrivarci, soprattutto se l'incauto turista la intraprenderà nel week-end inglese (che è sacro). Si imbatterà in questo caso in un esodo del tipo di quelli mitici italiani di inizio agosto degli anni '60. Con la differenza che si ripete a cadenza, appunto, settimanale.

Scoprirà che i paesini di pescatori della Cornovaglia sono diventati ora il mare degli inglesi, che si riversano verso di essi utilizzando l'unica autostrada esistente. Che è una autostrada inglese, quindi gratuita e solitamente a 4 corsie, ma occasionalmente ridotta a sole 2 corsie.
Per note leggi di idraulica quando si presenta una strozzatura il flusso dei liquidi si rallenta provocando accumuli e perdite. Con le auto succede la stessa cosa, solo che i fenomeni indotti si chiamano ingorghi o, come in questo caso, code interminabili.

I passaggi da 4 a 2 corsie e viceversa sono probabilmente in via di riduzione a cura delle autostrade inglesi, ma questo richiede lavori (e altre strozzature) e soprattutto non è possibile in assoluto. Nel senso che in fondo, in corrispondenza alle 2 o 3 località turistiche, meta delle auto in viaggio, il flusso si dovrà incanalare su una strada nomale. Come avviene ogni anno in Italia alla fine dell'autostrada che va in Croazia.

Trovarsi in mezzo ad un esodo e impiegare una intera giornata per fare 2 o 3 cento chilometri sarà quindi una eventualità piuttosto probabile, e per nulla considerata dalle normali guide turistiche.
Si passeranno alcune mezze ore fermi o quasi fermi, osservando le diverse abitudini inglesi in queste evenienze. Si noterà che risponde al vero l'approccio più calmo e riflessivo dei britannici. Meno nervosismo, nessun tentativo di sfuggire al blocco con improbabili scorciatoie, un rassegnato e consapevole spirito di sopportazione contraddistingue i compagni di ingorgo.
Purtroppo niente autogrill e improvvisati punti di ristoro con altrettanto improvvisati bagni mobili. E niente protezione civile con bottiglie di minerali gratis, ma improvvisati 'imprenditori" che le vendono chiedendo sterline vere, ma portandole gentilmente fino alle auto ferme.

I borghi dei pescatori dell'Atlantico

Dopo questo lungo viaggio a stop & go, allietato peraltro da paesaggi e visioni insolite, come le enormi centrali eoliche, arriva la seconda sorpresa.

I borghi dei pescatori non sono esattamente come quello che ci aspettavamo, o come erano ottimisticamente descritti nelle guide.

Sono di due tipi, località di villeggiatura, e Penzance. I primi sono ex borghi di pescatori, diventati luoghi di villeggiatura da tempo immemorabile, e ora obiettivo del turismo di massa locale. Anche Rimini e Cervia nei primi decenni del 900 erano borghi caratteristici, poi sono arrivate le ville al mare dei ricchi, poi gli alberghi e ora sono solo località per vacanze (e divertimento e convegnistica). Del vecchio borgo nulla è rimasto.
Saint Just o Saint Erme sono più o meno così, con l'unica differenza che le ville sono arrivate prima, così come i turisti. Di grandi alberghi ce ne sono meno, molte di più seconde case, comprensori e villette a schiera. Esempi in tal senso non mancano neanche da noi.
I risultati sono intuibili, decine di migliaia di persone in pochi chilometri quadrati, strade strette piene di macchine, parcheggi impossibili, mezzi pubblici inesistenti (dimensionati sulla popolazione effettiva e non su quella vacanziera, che peraltro arriva al 99,9% in auto), locali e punti di aggregazione affollati.

Per un inglese ha anche senso passare qualche giorno in un posto così, forse. Per un italiano decisamente no. Il mare è quello che è, non è certo il Mediterraneo. Il tempo è quello che è, anche se le estati Made in England ai tempi dell'effetto serra sono calde quasi come da noi (ma l'acqua del mare no). I luoghi sono anche carini in alcuni punti, ma senza confronto con 100 e più analoghe località italiane. E i prezzi non sono certo convenienti, come si sa.

Penzance

Poi c'è appunto Penzance. Luogo insolito come pochi. Sulle guide è descritta in modo asettico come un classico luogo di villeggiatura inglese, con i suoi posti da vedere, la storia, gli alberghi e tutto il resto.
Si arriva e si percepisce però una strana atmosfera da posto fuori moda, frequentato da viaggiatori occasionali, habitue un po' avanti con gli anni, inglesi apparentemente non troppo abituati ad andare in vacanza.
L'aspetto della cittadina è a un passo dalla trascuratezza, lo stesso vale per i ristoranti e pub, anche se di base sarebbero di buon livello.
Le case vittoriane ci sono, su stradine verso le quali si affacciano regolarmente le bow-windows (o bovindo) dietro a piccoli giardinetti; però i nobili o borghesi che le hanno costruite o abitate all'origine non vengono più in villeggiatura a Penzance da decenni, e le ville sono ora quasi sempre B&B nominalmente, in realtà pensioncine, o uffici. E i giardinetti non sembrano ben curati, condividono l'aspetto fanè di tutta Penzance.

St. Michael Mount

A Penzace l'attrazione principale è l'isoletta di St. Michael Mount, una specie di Mont St.Michel in formato mini, isolato ogni giorno dal gioco delle maree, ma raggiungibile a piedi quando il mare arretra. Alla sera, all'arrivo della marea dell'Atlantico, improvvisa e velocissima, l'attrazione locale consiste nel vedere quanti turisti ritardatari rimarranno sull'isoletta o arriveranno a terra totalmente inzuppati. Niente paura comunque, una barca verrà a riprendere i turisti rimasti sull'isoletta ingannati dall'ultima cartolina o dall'ultima foto, pagando in sterline, s'intende.

Isoletta che è veramente minima, sormontata da un minuscolo forte i cui cannoncini difficilmente avranno avuto una qualche funzione tattica in una qualsiasi guerra di una qualsiasi epoca.

 

La fine delle terre

Ma il piatto forte della Cornovaglia è la fine delle terre emerse, una località chiamata appunto  Land's End , il punto più a Ovest dell'Inghilterra, dopo di che esiste solo l'Oceano, l'ignoto, fino ai tempi del grandi navigatori.

Arrivare a Land's End non è difficile, non è particolarmente lontano né le strade sono particolarmente impervie. Anche qui però ci si imbatte in qualcosa di inatteso. Non nel vero senso del termine, perchè nell'epoca del turismo globale ci aspettiamo di tutto. Non ce lo aspettiamo magari dagli inglesi e dalla loro radicata cultura, in un luogo così adatto ai viaggi contemplativi.

Come si è intuito a Land's End ci aspetterà una specie di supermarket del turista, con tutto quello che produce il merchandising Made in China che invade ogni angolo del mondo, personalizzato ovviamente per la Cornovaglia e il Regno Unito in generale.
Seguito subito da un complesso albergo, bar, ristorante, sale per ricevimenti, in pura architettura global (in stile, ma non autentico). Intorno manifesti sugli eventi organizzati nel luogo, tipo festival heavy metal nelle notti stregate del luogo con cover band degli Iron Maiden o degli Uriah Heep.

Ma si può anche saltare questa specie di borgo finto medievale e incamminarsi per le scogliere, sentieri scoscesi, passaggi a strapiombo in cui fare attenzione, parapetti e vista sul mare che si infrange sulle rocce.
Tutto regolare, salvo che gli scogli non sono particolarmente alti né particolarmente spettacolari, ce ne sono molti da noi che potrebbero essere decisamente più spettacolari, dall'Argentario al Conero a Maratea.

Ma Land's End è un luogo geografico, non un ruolo reale, l'emozione di esserci e di esserci arrivati avviene per proiezione di sé stessi sulla carta geografica. La medesima sensazione dei viaggiatori che hanno come meta il Circolo Polare Artico. Come noto al Circolo Polare Artico non c'è nulla, solo un cartello sulla strada che dice "state attraversando il Circolo Polare Artico", sotto al quale tutti quelli che passano si fanno una foto.
 
Ma tornando dalla passeggiata sulle scogliere (sicuramente non emozionante come le Cliffs of Mohar o l'isola di Aran) si incontra qualcosa di ancora più incongruo: un museo fattoria. Con i maiali, le oche e tutto il resto. Altra tipica mossa del turismo globale: aggiungere contenuti alla offerta per aumentare il tempo di permanenza dei turisti del luogo. E in questo caso il tempo è denaro, nel senso che il turista ne spende continuativamente.

Allora: faresti una vacanza in Cornovaglia?

Appare chiaro a questo punto il quesito per il viaggiatore: faresti una vacanza in Cornovaglia? Ma certo che sì, è comunque un pezzo di mondo da ricordare, meglio però arrivare preparati (le guide sono sempre agnostiche e sfuggenti) e con il giusto distacco, e puntare alle innumerevoli aree verdi e naturistiche a ridosso delle scogliere, provando magari ad assaggiare i numerosi percorsi da trekking frequentati dagli appassionati inglesi.

Cercando b&b e magari locande (inn) fuori mano, o specializzate in cucina biologica o percorsi salute (ce ne sono diverse).

Per chi ama la vita cittadina e detesta la campagna e l'isolamento Penzance è una soluzione, ma non stateci troppi giorni e selezionate con cura il B&B (e lasciate perdere gli alberghi).

 

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© Viaggi nel tempo
Febbraio 2008 / Data del viaggio: 2006

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