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Viaggi nel tempo - Viaggiare in scooter |
Andare
in giro per Roma in
motorino (oggi però tutti lo chiamano scooter)
significa riscoprire sensazioni che pensavamo perdute. Arrivare al cinema e
parcheggiare lì davanti, anche se manca 1 minuto all'inizio dello spettacolo.
Tornare a casa e parcheggiare davanti al portone. Traversare Roma in metà
tempo, anche il venerdì pomeriggio alle 5. Traversare in ogni direzione la
ZTL, diventata all'improvviso
per noi Zona a Traffico Libero.
Andare in quei negozi irraggiungibili come Feltrinelli all'Argentina o la Città
del Sole. Andare a sera al Teatro Valle o al Quirino e avere un mezzo per
tornare a casa a mezzanotte.
Certo ogni tanto piove, ma sempre meno, grazie all'effetto serra. E poi, se
piove poco con il motorino si passa tra una goccia e l'altra.
(Nella foto
Stefania Sandrelli e la Vespa nei favolosi anni '60).
Anche l'estate non va così male. Praticamente c'è l'aria condizionata, o quasi, il vento è sempre contrario in motorino e dà una sana sensazione di freschezza, naturale, non troppo refrigerata come l'aria condizionata di quelle macchine coi finestrini serrati che ci passano accanto.
Un tempo poi, quando gli
scooter erano più rari c'era anche un bello
spirito comunitario. Ai semafori gli scooteristi si
scambiavano sempre due chiacchiere, sui nuovi tipi di casco o sulle
impressioni di guida dei nuovi modelli. Magari è nato anche qualche amore
duraturo in queste lunghe soste ai semafori.
Ora devo dire che sono talmente tanti che lo spirito comunitario si è
parecchio diluito. Anzi capita pure qualcuno che frigge dietro e cerca di
superare a destra al verde, praticamente guidano come se fossero in auto
(orrore).
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Certo bisogna sempre guardare avanti, non farsi distrarre mai dagli specchietti retrovisori. Bisogna osservare con attenzione estrema le macchine che precedono cercando di intuire le loro intenzioni. Che sono di solito quella di svoltare istantaneamente a sinistra per infilarsi in un insperato parcheggio. Oppure di fermarsi all'improvviso perchè 10-15 macchine avanti pare essersi accesa una promettente luce di retromarcia. Da osservare anche gli eventuali occupanti delle macchine parcheggiate. Di solito stanno per spalancare la portiera, guardando rigorosamente davanti a sè. Certo d'estate
sedersi sulla sella nera di un motorino rimasto al sole per 8 ore può
essere una esperienza un po' hard, ma il vento è efficace. Certo resistere
con il casco in testa al
semaforo di Via Cavour (90 secondi netti) d'estate al sole delle 3
richiede una spirito zen piuttosto sviluppato. Questa ritrovata
mobilità senza confini può essere inebriante, e farci perdere il senso del
limite. Per fortuna c'è qualche cosa che ci consente di riconquistare la
saggezza perduta: i sampietrini.
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Secondo me resisterebbe intatto per un numero apprezzabile di giorni soltanto se fosse percorso da macchine costruite in balsa e con ruote di gommapiuma. Anche i passeggeri dovrebbero rigorosamente essere sotto gli 80 Kg. Secondo me va bene solo a piedi, con scarpe basse però, i tacchi alti delle nostre signore sono altamente a rischio sul pavè.
Come verificato ampiamente in Via Nazionale (primo posto mondiale per le strade sconnesse) il traffico di auto e bus è invece in grado di disconnettere i sampietrini in pochi giorni, vanificando gli sforzi (peraltro non particolarmente ostinati) del primo municipio. Dopo di che continua a disconnettersi, prendendo il tipico andamento superficiale ad "onde" o inalternativa a "dentatura rada" (i cubetti di porfido sono quasi distaccati e con dislivelli di 1-2 cm tra uno e l'altro, per fortuna non ci sono più le manifestazioni dure di un tempo).
L'effetto sulle macchine e
soprattutto sui bus lo conosciamo. Sulle macchine basse e sportive coma la
mia, l'effetto è toccare il fondo ad ogni onda. Il rumore che si avverte non è
molto piacevole, anche perchè lascia presagire soste dal meccanico, si capisce
perchè ci sono tanti SUV in
giro.
Sui bus conviene saggiamente restare in piedi, ai passeggeri seduti l'effetto
sampietrini a Via dei Fori sulla spina dorsale fa venire forti preoccupazioni.
E quegli splendidi bus Mercedes stanno subendo un collaudo che neanche gli
ingegneri tedeschi avevano previsto. Mi pare che qualche bullone si stia
allentando anche per loro.
E sul motorino? Eh, si sente ogni singolo sampietrino. Non esiste una strategia vincente. Si può cercare con l'occhio il percorso più piatto, solitamente al centro della strada. Ma gli zig zag repentini potrebbero non essere graditi alle macchine (e scooter) che seguono. Di solito i guidatori si buttano intrepidi in linea retta, ignorando i salti, tanto il casco è saldamente legato al mento. La passeggera però si trova in una situazione ancora meno confortevole: non vede l'arrivo delle buche (a meno che il guidatore urli a intermittenza: "buca!", "buca con acqua!!" e così via) ed è colpita ad ogni salto dal bauletto sulla spina dorsale.
Certo si potrebbe comprare, invece dello scooter, uno di quegli scooteroni gonfi come maiali, che in pianta occupano lo spazio di una Smart (ma sono più lunghi) e che si possono parcheggiare solo sui marciapiedi. I proprietari dicono che con quelli le buche non si sentono. Ma poiché si sentono anche in una macchina pesante due tonnellate e con sedili soffici come poltrone Frau, tendo a credere solo in parte a queste affermazioni. Anche perchè vedo i proprietari saltare sulle buche come noi sul Liberty. In ogni caso a Roma l'elemento fondamentale per la scelta di uno scooter è l'efficienza delle sospensioni.
Naturalmente comune e municipi potrebbero occuparsi del problema, eliminando i sampietrini e mantenendo le strade lisce come tavoli da biliardo. In questo modo probabilmente gli scooter passerebbero dagli attuali 500 mila (1 ogni 6 abitanti, inclusi bambini e ultra settantenni) a 2 milioni almeno. Sparirebbero a quel punto le auto (per mancanza di guidatori) e Roma sarebbe un nuovo interessante esperimento di mobilità personalizzata (forse però ci hanno preceduto Giacarta e Saigon).
Ma non si può, e non per colpa del Comune. Ci sono comitati per la difesa del caratteristico sampietrino, ogni decisione deve essere presa da un organo collegiale che può procedere solo all'unanimità, dove siede anche la la Soprintendenza alle Belle Arti, e che la suddetta soprintendenza pare sia sistematicamente contraria ad eliminarli. Non si capisce perché, visto che il sampietrino sconnesso e tutto rappezzato da inserti di asfalto non migliora certo l'immagine della città né sembra dare alcun messaggio storico. Ma è sempre più facile dire di no che proporre qualche soluzione realistica. Come ad esempio eliminare i sampietrini dalle strade e usarli solo per marciapiedi, piazze pedonali e zone spartitraffico (che è poi la proposta del Comune).
Idee e opinioni diverse? Scrivici
(Originariamente pubblicato sul blog Il presente - Agosto 2007)
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